· Sulla Serra di Poggiardo: dalle Terre Nere ai Mari Rossi

· Lunghezza: 11 km;
· Mezzi consigliati: a piedi , in bici;
· Tempo di percorrenza: 2 - 4ore;
· Difficoltà: scarsa.
· Raduno: area parcheggio SS. Stefani di Vaste;

Partendo dai SS. Stefani, si segue la stradina che porta alla cosiddetta "Masseria scarrata". Svoltando a sx. dopo 100 mt. la stradina termina al confine con le "Terre nere"; chiamate così per il colore scuro che le caratterizza. Le Terre nere, per buona parte, sono lasciate incolte e in primavera l'immenso tappeto verde del lino delle fate s'impreziosisce di migliaia di orchidee selvatiche.
Proseguendo verso sud, si percorre un'antica mulattiera che passa vicino ad alcune "Pajare" ( le tipiche costruzioni rurali salentine) e che ci porta alle cave delle Rudiste, fossili simili a cornucopie e a campane.Si trovano incastonate nella roccia calcarea che costituiva il fondale del mare primordiale.
Lasciate le cave, si segue una vecchia linea di costa; e dopo qualche centinaio di metri, si svolta a sx. e si segue una cortina di enormi macigni i quali, addossati gli uni agli altri, formano degli ottimi rifugi per volpi, faine e tassi.
Si oltrepassa ancora la strada provinciale per immetterci nella Falca, l'azienda faunistico-venatoria che offre un bellissimo esempio di come si può fare agricoltura nel rispetto della natura. Nella Falca, oltre agli oliveti, si trovano boschi di lecci e una pineta impiantata nella cavea di una vecchia miniera di bauxite, il minerale da cui si ricava l'alluminio.
Proseguendo verso nord-ovest e lasciando alle spalle la Falca, si attraversa un territorio ricco di fossili marini; tra cui molti denti di squalo.
Dopo poco tempo è facile accorgersi che si è arrivati ai Mari rossi
perché l'abbondante presenza della bauxite colora con tutte le tonalità del rosso questo vasto territorio. Qui è forte il contrasto del rosso del terreno con il verde degli olivi, dei boschi e della Macchia mediterranea presente sul pendio a ovest della Serra di Poggiardo.
Attraversando la Macchia, si passa vicino alla grotta della "Campana d'oro"; la grotta del mito, la grotta riscoperta di recente e che i molti secoli di oblio l'avevano affidata alla leggenda.
E' chiamata così anche la cava di pietrisco calcareo che incontriamo subito dopo. Sulle sue pareti a strapiombo nidificano molte coppie di gheppi, i piccoli falchi, che sfruttando le correnti ascensionali, si esibiscono in ardite acrobazie.
Superata la cava, si arriva nell'area delle "Grotte di Poggiardo" che si aprono lungo le sponde di un fiume che qui scorreva milioni di anni fa. Risalendo l'antico alveo, s'incontra a dx. la grotta San Silvestro e sulla sx. la grotta Micello, la grotta delle Meraviglie e la grotta della Tana.
Abbandonata l'area delle grotte, si attraversa la strada provinciale Poggiardo-Minervino e ci si immette nella pineta Mari rossi, anche essa ricca di grotte e di Rudiste ( le enormi conchiglie fossili).
Al termine della pineta, una suggestiva mulattiera ci riporta nell'area dei SS. Stefani.
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